DERBY ITALIANO DI GALOPPO

La Storia

Il Derby Italiano di Galoppo e la Sua Storia
Il Derby è la madre di tutte le corse. Lo è da quasi 240 anni in Inghilterra e oltre 130 nel nostro paese. Nulla ha più fascino del giorno in cui si disputa il Derby, appunto il Derby Day.
In Inghilterra quando, fino a non molto tempo fa, si disputava convenzionalmente il primo mercoledì di giugno era bank holyday ovvero festa nazionale. Proprio perché era il derby day, pienamente entrato nell’immaginario collettivo di una intera nazione.
Anche in Italia, fino alla fine degli anni 60, dunque per circa 80 anni, il giorno del derby era stato scelto sempre il primo giovedì di maggio e se non era festa nazionale era comunque in grado di bloccare, nonostante fosse un giorno feriale in mezzo alla settimana, la città di Roma perché era impossibile mancare alla disputa della madre di tutte le corse. In 15.000 ma forse anche di più rendevano  quasi impossibile l’accesso a Capannelle che, allora esisteva, era presa d’assalto anche grazie al comodissimo tram (lo ha in parte celebrato anche Fellini nel suo Roma) che partiva dalla stazione Termini, imboccava la via Appia da San Giovanni e piazza Re di Roma e terminava la sua corsa, sempre fiancheggiando la via cara ad Orazio, proprio dinanzi agli ingressi principali di Capannelle.
Altri tempi indimenticabili ma il Derby c’è ancora e ci sarà sempre perché è nel dna del nostro immaginario collettivo, è parte del nostro tessuto sociale e del nostro costume  cosi come in quello di ogni parte del mondo.
Perché il derby si disputa ovunque ci sia un ippodromo e dei cavalli. Quella di Mr Stanley e della moglie Lady Hamilton (ovviamente anche di Lord Bumbury) è stata una di quelle invenzioni che hanno cambiano la Società e i Costumi, un qualcosa di incredibile  il cui essere è andato ben aldilà del mero evento ippico. Oggi si etichetta come derby tutto ciò che è evento o sfida al massimo livello, non esiste nulla di più importante. Pensate al calcio ma anche ad ogni altro sport e a qualsiasi momento nella vita sociale e politica in cui lo scontro si fa senza esclusione di colpi, diventa un derby.
Molti non sanno purtroppo che il nome e la ragione di tanta importanza derivano appunto dal nostro sport, da quella scelta felice che, alla fine degli anni 70 del 700 il gruppo di amici ippici seppe creare. Derby  oltre il turf , oltre l’ippica perchè ovviamente esiste anche il derby nel mondo del trotto e in ogni dove.
E’ la madre di tutte le corse perché, qui sta la genialità, si può vivere e correre solo una volta nella carriera e nella vita di un cavallo, a tre anni. Se per una ragione qualsiasi non riesci ad esserci sei fuori per sempre. Crudele ma affascinante al massimo. Pensate che il cavallo del secolo, Ribot, non ebbe la possibilità di correrlo. Un tempo si iscriveva addirittura il puledro quando la madre era gravida, oggi , il segno giusto dei tempi, puoi entrare in corsa anche un paio di giorni prima, pagando ovviamente molto.

La magia del Derby allae Capannelle
Derby, una parola magica che oggi significa di tutto ma quello originario vuol dire corsa dei cavalli di tre anni ed ovunque o quasi ( in Francia si chiama Jockey Club) il suo nome è sempre lo stesso. E’ la madre di tutte le corse ma è bene chiarire che non è la più importante in termini di autentica selezione. Questo privilegio spetta, logicamente alle grandi corse che prevedono un confronto intergenerazionale, i tre anni contro gli anziani, solo cosi si stabilisce il vero autentico valore. Eppure anche se vincere l’Arco di Trionfo oppure le King George o magari la Gold Cup del Dubai o le Breeders Classic conferisce ad un cavallo un valore autentico ed inestimabile siamo convinti che qualsiasi proprietario, allevatore, allenatore e fantino, dovendo scegliere, non esiterebbe: Derby  sempre Derby.
Rientrare alle redini del proprio cavallo nel winner enclosure  di Epsom non ha prezzo e non basta neppure la famosa carta di credito reclamizzata. Ecco perché domenica a Capannelle si rinnova con gioia immutata un rito meraviglioso, quello del derby italiano di galoppo. Si è disputato colme quello di Epsom fino a qualche anno fa sui 2400 metri poi, sulla falsariga di quanto deciso in Francia , siamo passati ai 2200 ( a Parigi, Chantilly sui 2100) in pista grande  che sono di fatto più severi dei famosi 2400 in pista derby poiché i cavalli si trovano subito ad affrontare la lunga e severa dirittura di fronte alla quale , sui 2400, accedevano solo dopo una breve racchetta che li immetteva ma decelerando un po’ la andatura. Per quasi 2 minuti e mezzo si vivrà una sorta di apnea emozionale con la tensione al massimo prima dell’epilogo quando a 300 dal palo, ad Epsom come in tutto il mondo e quindi anche alle Capannelle, esplode il boato della folla che accompagna il serrate conclusivo. Emozione pura, adrenalina al massimo.
 
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